Tessera Sanitaria:

INSIEME risolveremo il problema.

                                                             
Ispra 07/06/2021
Diritto alla tessera sanitaria nazionale italiana Il diritto all’accesso ai servizi sanitari italiani e ad un equo rimborso delle spese sanitarie è diventato un tema molto importante ed è divenuto critico durante la pandemia per tutto il personale del JRC ad Ispra.

Questo messaggio vuole tentare di fornire un primo quadro della situazione riguardo l’importante dossier della tessera sanitaria nazionale italiana, quale sia la posizione della CONF FIR e spiegare perché è importante che TUTTI i funzionari della Commissione Europea con sede di lavoro in Italia (stranieri residenti e italiani e relative famiglie) siano informati su questo argomento.
In Italia si può avere accesso a cure sanitarie senza la tessera sanitaria italiana, SSN (Servizio Sanitario Nazionale)?
Sì, è possibile, ma non per tutte le cure.
Senza la tessera SSN tutto diventa più difficile.
Con la pandemia sono state attuate delle soluzioni ad hoc per dare a tutti la possibilità di accedere alla vaccinazione da parte di chi non è in possesso della tessera sanitaria.
Purtroppo delle difficoltà di accesso al vaccino al momento permangono per coloro che non risiedono nel territorio della ATS Insubria.
Nella normalità, molti colleghi ci contattano per i diversi problemi di accesso alle normali cure sanitarie, ad esempio: l’accesso al medico di famiglia o al pediatra diventa subordinato al possesso da parte del medico della partita iva, per erogare prestazioni a pagamento o comunque subordinato all’interesse del medico ad erogare un servizio del genere; esistono alcuni farmaci speciali che non possono essere venduti dalle farmacie e sono erogati solo negli ospedali, sotto precisi protocolli definiti dal Ministero, a cui si deve essere sottoposti per accedervi.
Questi farmaci quindi non sono concepiti per essere venduti al di fuori dei protocolli del SSN.
La compilazione del libretto vaccinale dei nostri figli (o nostro) è a carico nostro, non automatica come per chi ha la tessera sanitaria.
Non tutte le strutture sanitarie italiane sono organizzate per fornire i servizi erogati come Sistema Sanitario Nazionale anche in maniera privatistica (pazienti “solventi”, a pagamento).
Molti colleghi hanno segnalato importanti problemi con plafond e limiti di copertura del RCAM, lasciando in carico ai singoli ingenti spese sanitarie o rifiutando in toto il rimborso, a volte per cavilli burocratici o interpretazioni mediche.
In casi ricorrenti, a molti colleghi che volevano pagare come “solventi” (in particolare in ospedale) è stato risposto che era meglio esibire la tessera sanitaria nazionale e che la possibilità di pagare come solventi era poco pratica o non disponibile.

Qual è il problema tra il personale della Commissione Europea e il Ministero della Salute italiano?

Dalla documentazione a nostra disposizione si evince che Il Ministero della Salute italiano abbia espresso delle affermazioni ed una interpretazione legale a nostro giudizio opinabili e non consistenti con le basi legali.
In particolare il Ministero asserisce: Che l’assicurazione sanitaria della Commissione Europea (RCAM, Regime Comunitario di Assicurazione Malattia), con cui il personale della Commissione Europea ha un rimborso parziale delle spese sanitarie, sia un servizio di erogazione di prestazioni sanitarie primario di uno stato membro dell’unione europea, equivalente al SSN italiano (Su questa interpretazione creativa ci sarebbe molto da discutere).
Che non vi sia diritto alla tessera sanitaria adducendo come motivazione da una parte la copertura assicurativa primaria RCAM e dall’altra parte che “ tali funzionari e agenti dell’unione europea non ricadono nell’ambito di applicazione dei regolamenti di sicurezza sociale ( Reg. CE 883/2004 e Reg CE 987/2009)”. Altra interpretazione soggettiva ed erronea che si riferisce a regolamenti sui sistemi di sicurezza sociale, e che esula dai sistemi sanitari e diritto alle cure sanitarie.
Sulla base di questa pronuncia, la Regione Lombardia e ATS Insubria hanno già iniziato a ritirare ad alcuni colleghi le tessere sanitarie in possesso, affermando “la possibilità di iscrizione volontaria tramite versamento di contributo forfettario pari ad Euro 2.789” annui, somma non coperta da alcun accordo con RCAM.
Qual è la posizione di Conf-fir su questo importante dossier?
La tessera sanitaria SSN è un diritto di tutti i cittadini residenti in Italia che non hanno una copertura sanitaria di un altro stato membro dell’unione europea. L’assicurazione sanitaria RCAM non è equivalente al servizio sanitario nazionale italiano essere affiliati ad una copertura assicurativa obbligatoria (RCAM) non può escludere il diritto ad essere iscritti al SSN.
RCAM non eroga prestazioni sanitarie o farmaci né esegue campagne di prevenzione sanitaria.
RCAM è un’assicurazione che si limita a rimborsare parzialmente alcune spese sanitarie, con plafond e limiti inadeguati.
Il Sistema Sanitario Nazionale italiano eroga direttamente servizi, farmaci e prestazioni sanitarie. Il personale della Commissione Europea che risiede in Italia contribuisce al finanziamento del SSN, attraverso le tasse Comunali Regionali e Nazionali pagate in Italia.
Inoltre la legge di costituzione del sito (legge 906/60) ed il protocollo privilegi e immunità dell’Unione Europea definiscono chiaramente gli accordi bilaterali con gli stati membri per quanto riguarda il regime fiscale dei dipendenti della commissione Europea.

Cosa chiede e propone il nostro sindacato a CONF-FIR: CONF FIR chiede in maniera propositiva e fattuale di poter aiutare l’amministrazione DG HR / PMO, di aprire un tavolo di concertazione congiunta e chiede con forza di essere coinvolta e ricevere tutta la documentazione intercorsa con il Ministero della salute, regione Lombardia e ATS Insubria. L’appoggio e sostegno di tutti i colleghi è fondamentale per far sentire la nostra voce forte e chiara

La nostra cassa malattia, come dimostrato, non garantisce una copertura sanitaria pari a quella garantita ai colleghi di BXL. 
I problemi sono tanti ; dai vaccini, alla possibilità, a volte, di non essere ospedalizzati non dimenticando le  operazioni non rimborsate per il costo reale.

                                    NON VOGLIAMO ABBANDONARE RCAM! ma vogliamo vivere sereni.
                                 
                                        PER FARE QUESTA BATTAGLIA ABBIAMO BISOGNO ANCHE DEL VOSTRO AIUTO.
      Ecco perché vi chiediamo queste informazioni.
Sondaggio

I problemi dei massimali di RCAM rendono indispensabile  la Tessera Sanitaria ?

Il Re é nudo?

 

Da anni, sollecitiamo l'amministrazione ad adeguare i massimali dei costi delle spese sanitarie rimborsabili da RCAM ai costi reali dei servizi erogati dalla sanità italiana.

 

Purtroppo il problema rimane!

La correzione dei palesi errori dell'attuale sistema è ora una priorità assoluta!

Questo incomprensibile e inaccettabile immobilismo ha creato enormi disagi ai colleghi che solo in parte e, solo per qualcuno, sono stati mitigati dall’accesso al Servizio Sanitario Nazionale (per chi è in

possesso della Tessera Sanitaria…).

 

Secondo i nostri sondaggi del 2019 (visti i recenti aumenti ne lanceremo uno per il 2021) in Italia i costi delle spese sanitarie sono cresciuti mediamente del 36% oltre i massimali RCAM, con punte del 60% nel settore odontoiatrico.

Ricordiamo inoltre che, nel recente passato, anche un gruppo di lavoro paritetico fra PMO e CLP Ispra aveva individuato e segnalato evidenti problemi di sotto quantificazione dei costi (in particolare per prestazioni specialistiche, medicina odontoiatrica, dentista, ecc.) ma anche in questo caso gli elementi correttivi che ristabilissero la giusta tariffazione non sembrano essere stati attuati.

 

Prima di chiedere correttamente al Governo Italiano di garantire i diritti (sacrosanti) legati al possesso della Tessera Sanitaria, correggiamo i nostri errori!

Basta con la politica dei due pesi e due misure!

 

Tanto veloci ad abbassare il coefficiente correttore Varese quanto ciechi quando si tratta di attualizzare il costo delle spese sanitarie.

 

Chiediamo un'immediata e completa revisione di tutti i massimali delle prestazioni al fine di aiutare i colleghi malati ad affrontare con maggiore serenità i loro problemi.

Azione questa non solo corretta ma etica e fondamentale in una organizzazione internazionale come la Commissione Europea!

Abbiamo fatto una richiesta in tal senso al PMO affinché si attivi immediatamente analizzando il problema e correggendo il prima possibile il disallineamento.

 

Ø  lettera aperta Dir. PMO

 

Al fine di velocizzare il dossier, siamo pronti a incontrare e collaborare con l'Amministrazione per dare il nostro sostegno in tutte le sedi opportune previste dagli accordi quadro sindacali.

Se però non ci sarà una risposta adeguata, non ci fermeremo e tuteleremo i vostri diritti con tutti i mezzi previsti.

 

In parallelo il nostro “Gruppo Tessera Sanitaria” continua il suo lavoro.

Vi terremo informati.

Ispra, 27 maggio 2021 

Lettera aperta al Sig. Alexander GEMBERG-WIESIKE

Direttore  dell’Ufficio di gestione e liquidazione dei diritti individuali (PMO) 

Egregio Direttore ,

siamo costretti a segnalarLe un serio problema che da tempo mette in difficoltà molti colleghi al JRC di Ispra.

Ci riferiamo ai massimali dei costi delle prestazioni mediche che sono palesemente inferiori ai costi reali, e lo sono ormai da molto tempo.

Sicuramente sarà a conoscenza che, nel recente passato, anche un gruppo di lavoro paritetico fra PMO e CLP Ispra aveva individuato e segnalato evidenti problemi di sotto quantificazione dei costi sanitari (in particolare per prestazioni specialistiche, medicina odontoiatrica, dentista, ecc.) ma anche in questo caso gli elementi correttivi che ristabilissero la giusta tariffazione non sembrano essere stati attuati.

L'impatto di questi errori è stato fino ad oggi mitigato (in particolare per i colleghi con gradi bassi) dall'uso della Tessera Sanitari italiana.

Purtroppo, come saprà, il Governo italiano stà procedendo a togliere la tessera a chi usufruisce del RCAM, quindi anche questo aiuto per i colleghi, presto non ci sarà più!

Per questo motivo non possiamo più aspettare.

Le chiediamo quindi di intervenire, il prima possibile, affinché si ristabilisca l'ammontare dei massimali in funzione dei costi reali, magari usando gli stessi parametri che cosi diligentemente vengono applicati per definire il Coefficiente Correttore Varese.

Certi che, comprenderà l'importanza di un'azione immediata in tal senso, Le porgiamo distinti saluti.

Ps: se lo ritiene utile, al fine di velocizzare l’adeguamento, il nostro gruppo sindacale è disponibile per quanto ci è possibile a darLe il nostro sostegno in tutte le sedi opportune.

Esecutivo CSE Cisl-Fir/Tao-Afi JRC Ispra

CONF FIR  il sindacato delle azioni concrete   

“Il sindacalismo non si decreta dall'alto, ma si costruisce tutti i giorni dal basso, nelle coscienze, nelle azioni concrete, nella cultura.”

CONF FIR the union of concrete actions  
"Trade unionism is not decreed from above, but is built every day from below, in consciences, in concrete actions, in culture."


Notre assurance maladie, comme cela a été démontré, ne fournit pas une couverture médicale égale à celle garantie aux collègues de BXL 

Les problèmes sont nombreux, depuis les vaccins, la possibilité, parfois, de ne pas être hospitalisé sans oublier les opérations non remboursées au coût réel.                                    

                                                                       Nous ne voulons pas abandonner le RCAM, mais nous voulons vivre en toute sécurité.                                                                       

POUR MENER À BIEN CETTE BATAILLE, NOUS AVONS ÉGALEMENT BESOIN DE VOTRE AIDE.

                                                                                                                   C'est pourquoi nous demandons cette informati                                                                                                                                                                                                                                                          Enquête



CONF FIR l'union d'actions concrètes  
"Le syndicalisme ne se décrète pas d'en haut, mais se construit chaque jour d'en bas, dans les consciences, dans les actions concrètes, dans la culture."


Our health insurance, as it has been proven, does not guarantee the same health coverage as that of our colleagues at BXL.
The problems are many; from vaccines, to the possibility, sometimes, not to be hospitalized not forgetting the operations not reimbursed for the real cost.                                    
We do not want to abandon RCAM, but we want to live in peace.                                                                      
TO DO THIS BATTLE WE ALSO NEED YOUR HELP.
That is why we are asking you for this information.
Survey

CONF FIR the union of concrete actions  
"Trade unionism is not decreed from above, but is built every day from below, in consciences, in concrete actions, in culture."


Cari Colleghi,
                      finalmente una notizia positiva sul Dossier Accesso a SSN. ( Servizio Sanitario Nazionale)
Siamo venuti a conoscenza che, dopo la risposta rassicurante alle nostre richieste  ricevuta dalla Dir Generale H.R. Sig.ra  Ingestad   (Voice del 16/12/20) , c’è stato un importante seguito.
Mantenendo le promesse,  Il 17 /12/2020 la Sig.ra  Ingestad ha inviato una nota ufficiale  a sua Eccellenza Ambasciatore Maurizio Massari, Rappresentante permanente della Repubblica Italiana presso l'Unione Europea.
I contenuti di questa nota sono un passo molto importante verso la soluzione del problema.
La nota è ricca di riferimenti a sostegno delle tesi che il nostro e altri sindacati avevano precedentemente espresso e di questo non possiamo che esserne orgogliosi.
Naturalmente, anche se significativo, è un primo passo.
Continueremo ad aggiornarvi
Qui troverete la nota e un video con i primi commenti.

Letter to the Perm Rep ITALY .pdf

ISPRA 16/12/2020   


Cari colleghi,

 

come promesso ecco gli ultimi aggiornamenti sul problema della tessera sanitaria.

Due settimane fa, preoccupati della apparente immobilità su questo delicato problema, CISL-Fir Ispra ha inviato una richiesta di chiarimenti alla Dir. Gen. HR, Sig.ra Gertrud Ingestad.

Siamo contenti di constatare che abbiamo ricevuto la risposta in tempi brevissimi.

Aspetto importante perché evidenzia un miglior approccio della nuova Direttrice Generale nei confronti del dialogo sociale e in particolare del problema di una copertura sanitaria equa dei funzionari e agenti presenti su territorio italiano.

Avremo modo di commentare dettagliatamente la risposta che trovate al di seguito (nella terza settimana di gennaio organizzeremo una video conferenza aperta a tutto il personale per fare il punto della situazione), ma permetteteci due considerazioni immediate:

1) la Direttrice Generale sta già gestendo il problema e concorda con le criticità che abbiamo segnalato. Come avevamo da tempo auspicato, sta seguendo la via di un accordo politico per risolvere la questione e di questo non possiamo che essere contenti (le vie legali, non sono certo la prima opzione, prevedono tempi lunghi e oneri importanti);

2) finalmente, dopo anni di nostre denunce, si sta lavorando anche sul sistema tariffario. In particolare sulle tariffe discriminatorie che tutti conosciamo. Un altro passo nella giusta direzione.

 

Cogliamo l’occasione per augurare a voi e alle vostre famiglie un sereno Natale.

 

Per Esecutivo Cisl Fi

Marco Gemelli

Massimiliano Voinich

Roberto Tedeschi
Nicola Ardigo

cbhc_ncp_en.pdf

Cari colleghi,

Ho preso nota della vostra lettera aperta del 26 novembre 2020 riguardante l'accesso dei membri del JSIS ai servizi sanitari in Italia. Posso assicurarle che siamo effettivamente molto consapevoli della situazione, compreso il fatto che le regioni in Italia applicano le regole in modo diverso.

In primo luogo, mi permetta di confermarle che condivido la sua opinione sulla necessità di trovare una soluzione duratura e di raggiungere un accordo globale per l'accesso al sistema sanitario (pubblico), in linea con il quadro giuridico e la giurisprudenza dell'UE, soprattutto nel contesto della pandemia e delle prossime campagne di vaccinazione. Stiamo quindi stabilendo un nuovo contatto con le autorità italiane a livello centrale, in quanto le discussioni precedenti non hanno raggiunto un risultato adeguato. In effetti, ci piacerebbe molto ricevere le relazioni di tutti gli esempi concreti che conoscete di accesso ostacolato ai servizi sanitari, al fine di corroborare le nostre affermazioni.

In secondo luogo, come è stato comunicato dal PMO ai membri del JSIS in Italia (nella comunicazione a cui lei ha fatto riferimento), viene fatto ogni sforzo per affrontare ogni singola situazione e per trovare misure pratiche di mitigazione per conto del personale. Ciò include il rimborso per l'assistenza sanitaria in istituti privati e i nostri colleghi del PMO responsabili dei membri del RCAM in Italia sono pienamente disponibili a fornire a ciascun affiliato le informazioni più recenti e pratiche.

Infine, vi assicuro che sia la questione dell'accesso all'assistenza sanitaria che quella delle tariffe discriminatorie hanno la nostra attenzione. Vi terrò infatti informati, così come i rappresentanti del personale, sui risultati delle nostre discussioni con le nostre controparti italiane.

Gertrud Ingestad 

1606823936143_DG HR_Lettera Aperta versione ita.pdf

Ispra, 26 Novembre 2020

Lettera aperta all’attenzione, Sig.ra G. Ingestad

Direttore Generale Risorse Umane e Sicurezza (HR)

Gentile Direttrice Generale,

 

 

 Le riscriviamo a seguito della sua richiesta di riportare qualsiasi motivo di preoccupazione dello staff per ottenere il supporto necessario in questo periodo di estrema difficoltà e incertezza. (vedi Comunicazione al personale della Commissione - Aggiornamento 24)

In un recente post su Connected, il personale della Commissione che lavora in Italia è stato informato della decisione. da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano, di non offrire più la copertura sanitaria (universale e assoluta) in quanto beneficiari di altra copertura assicurativa attraverso lo schema JSIS.

Questo con effetto immediato e non retroattivo.

Da tempo circolavano voci in merito, ma a quanto ci risulta, questa è la prima comunicazione scritta di un Servizio della Commissione in tal senso.

Non avendo alcuna notizia o evidenza di documenti o decisioni formali in merito da parte della DG HR né comunicazioni sulla administrative notice, in data 5 novembre era stata già inviata una richiesta di chiarimenti, firmata dal CLP di Ispra e da tutti i sindacati.

 

Il post di Connected nonostante efficiente opera di sensibilizzazione, non fornisce - poiché non è probabilmente la sede migliore - una risposta alle molte domande che sorgono a causa di questa decisione delle autorità sanitarie italiane e non offre, in particolare, indicazione sui modi per ottenere risposte o chiarimenti da parte della Commissione.

Risposte fondamentali, per permettere al personale coinvolto di prendere le dovute misure, in un contesto di una pandemia mondiale (quasi) senza precedenti, che richiede massima attenzione riguardo all’accesso ai servizi sanitari.

 

Anche se per il SSN italiano il JSIS fornisce la copertura primaria, in realtà JSIS è solo una copertura di natura assicurativa finanziaria (parziale) e non è fornitore diretto di servizi medici e prevenzione.

JSIS si appoggia sempre sui sistemi sanitari nazionali o privati per fornire i servizi.

Vi è quindi un misunderstanding tra la definizione di “copertura primaria – primary coverage” del SSN e di JSIS.

 

Infatti, l'esperienza ha già dimostrato, che il SSN non sempre è in grado di offrire tutti i suoi servizi a pagamento, rendendo di fatto indisponili al personale della Commissione e le loro famiglie (migliaia colleghi, italiani e residenti stranieri, in servizio o in pensione) alcuni trattamenti.

 La preoccupazione, legittima o ingiustificata che sia, presente tra il personale, è che la mancanza di informazione sia stata una scelta deliberata non adeguata di comunicazione da parte della Commissione, nonostante la situazione che si sta creando abbia notevoli ripercussioni su un aspetto essenziale del benessere personale.

 

I chiarimenti che vorremmo gentilmente avere da Lei sono:

 

Domande/temi generali:

 

·         Tenendo in considerazione la disponibilità dell’Italia a riprendere il dialogo al fine di trovare una soluzione percorribile, La Commissione è intenzionata a riprendere trattative al fine di garantire al personale l’assistenza sanitaria erogata dal SSN che attraverso JSIS non è possibile ottenere, garantendo così un equità di trattamento anche ai colleghi in Italia?

       La Commissione è al corrente che il suo personale (sia in servizio che in pensione) nonché le famiglia degli stessi pagano (anche se parzialmente) tasse a livello locale, regionale e nazionale che finanziano il SSN?

·        

·         Il sostegno che la Commissione si impegna a dare al proprio personale ai sensi dell’art. 24 dello Staff Regulation lascia pensare che Commissione stessa riponga poche speranze nella positiva evoluzione del dialogo con le autorità Italiane. Questo aspetto è estremamente preoccupante poiché è ovvio che la tempistica di una tale risoluzione sarebbe incompatibile con le esigenze immediate del personale. Ci sbagliamo ?

·         Il SSN sembrerebbe offrire la possibilità di una copertura a tariffa forfettaria in via transitoria. Qual è la posizione della Commissione al riguardo?

 

Domande operative dettagliate.

 

Per quanto preoccupante sia la situazione in cui si trova improvvisamente il personale, che riteniamo senza alcuna responsabilità, una soluzione definitiva richiederà del tempo -. mentre ci sono alcuni aspetti che richiedono risposte urgenti:

 

·         Risulta alla Commissione che il suo personale (sia in servizio che in pensione) nonché le sue famiglie siano coperte possano SEMPRE usufruire a pagamento dall’assistenza erogata dal SSN?

·         I massimali del JSIS saranno adeguati alle tariffe fatturate dal SSN? Se sì, questo è applicabile a tutti i servizi? Quale è l'importo residuo più alto che devo prepararmi ad affrontare?  

      In caso di terapia intensiva / ricovero di lunga degenza quale è la copertura JSIS vs. quella italiana che è completamente gratuita - salvo un ticket amministrativo?

·         Cosa succede se il SSN è l'unico fornitore di determinate cure e non sono accessibili a pagamento? E’ in via di pianificazione la distribuzione e la somministrazione di milioni di dosi di vaccino anti Covid, nonché di milioni di vaccini anti influenzali. In caso di cancellazione del personale della Commissione dalle liste del SSN – evento già in corso in diverse ASL della Lombardia – come sarà possibile accedere a vaccini che vengono gestiti unicamente da Regione (influenza) e Covid (Stato)?

·         Lo stesso va chiarito per la erogazione di farmaci di particolari categorie, che sono gestiti con una rete di distribuzione dedicata e che prevede la cessione ai pazienti solo da parte delle Farmacie Ospedaliere (SSN). Come si farà ad accedere a questa erogazione non essendo registrati al SSN?

·         Siete a conoscenza delle possibilità del SSN di erogare servizi specialistici a pagamento in tutte le regioni italiane dove risiedono funzionari e pensionati EC? E se questi servizi sono costantemente accessibili?

·         Ci sono notizie secondo cui, a seguito della crisi pandemica, il SSN ha sospeso tutte le attività di erogazione di servizi specialistici a pagamento. Dobbiamo  preoccuparci?

·         Dobbiamo acquistare una copertura aggiuntiva? Se si, per coprire cosa, a quali costi e perché’ è necessaria se il SSN invece fornisce gli stessi servizi senza costi aggiuntivi?

·        

 

Confidiamo che a queste domande (esemplificative delle preoccupazioni del personale) venga data una risposta in tempi brevi e in modo puntuale, magari in un formato di una pagina di FAQ (Frequently Asked Questions) mantenuta in continuo aggiornamento, con riferimento al contesto specifico.senza rimandare  a documenti generali che coprono in astratto tutte le situazioni e quindi di difficile interpretazione.

 

Siamo sicuri che il personale necessiti chiarezza, a maggior ragione in un momento così difficile

 

La ringraziamo per la sua cortese attenzione,

Distinti saluti

For CONF Executive — Cisl FIR Ispra

 

GEMELLI Marco                                       VOINICH Massimiliano                                 TEDESCHI Roberto

Dal 1952, la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) assicura il rispetto e la corretta applicazione del diritto dell’Unione negli Stati membri. Nel corso del tempo, essa ha adottato sentenze che, riconoscendo ai cittadini diritti sempre più estesi, hanno rafforzato l’integrazione europea, segnatamente in materia di assistenza sanitaria. Le pagine che seguono presentano alcune sentenze decisive della Corte in materia.


LA SITUAZIONE GIURIDICA FINO AL 1998



Dal 1971, la questione dell'assistenza sanitaria transfrontaliera è stata disciplinata, a livello dell'Unione, dal «regolamento
n. 1408/71 sull'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità».

In generale, tale normativa consente ai pazienti di recarsi in un altro Stato membro per ricevere cure sanitarie dopo aver ottenuto un'autorizzazione previa da parte della loro cassa malattia (formulario S2). Quando detta autorizzazione viene accordata, le spese di trattamento sono, di norma, prese a carico o rimborsate al paziente secondo le tariffe praticate nel paese di cura, anche nel caso in cui tali tariffe siano più elevate di quelle del paese del paziente.

All'inizio degli anni 90, l'Unione europea è diventata uno spazio senza frontiere, il che ha facilitato la libera circolazione delle persone. Poiché sempre più pazienti hanno optato per ricevere cure sanitarie da medici stabiliti in un altro Stato membro, si è posta la questione centrale se, a tal fine, essi avessero sistematicamente bisogno di un'autorizzazione previa da parte della loro cassa malattia. Nel 1998 la Corte di giustizia si è pronunciata in due casi in cui i pazienti non avevano chiesto o ottenuto alcuna autorizzazione previa, ma desideravano cionondimeno essere rimborsati dalla loro cassa malattia.







LE SENTENZE KOHLL E DECKER DEL 1998


La sentenza Kohll: non è necessaria alcuna autorizzazione previa per le cure ambulatoriali programmate in un altro Stato membro

Nel 1994 il sig. Kohll, cittadino lussemburghese, voleva che sua figlia minorenne fosse curata da un ortodontista stabilito in Germania e aveva chiesto l'autorizzazione alla cassa malattia lussemburghese. Quest'ultima aveva respinto tale richiesta in quanto le cure non erano urgenti e potevano essere prestate in Lussemburgo. Facendo valere la libertà di prestazione dei servizi (e non il regolamento n. 1408/71), il sig. Kohll riteneva di avere il diritto di far curare la propria figlia in Germania senza autorizzazione previa e di chiedere il rimborso delle spese alla propria cassa malattia non in base alle tariffe del paese di cura (Germania), bensì in base alle tariffe praticate per questo tipo di trattamento nel suo paese d'iscrizione (Lussemburgo).

La Corte di giustizia ha dichiarato che un trattamento praticato da un professionista del settore medico doveva essere considerato un servizio. Di conseguenza, il fatto di subordinare ad autorizzazione previa la presa a carico, alle tariffe praticate nel paese del paziente, di un trattamento ambulatoriale programmato costituisce un ostacolo alla libera prestazione dei servizi, in quanto una siffatta autorizzazione scoraggia gli assicurati dal rivolgersi ai prestatori di servizi medici stabiliti in un altro Stato membro. La Corte rileva peraltro che tale normativa non è giustificata né da un rischio di grave alterazione dell'equilibrio finanziario del sistema previdenziale né da motivi di sanità pubblica (28 aprile 1998, Kohll, C-158/96).

La sentenza Decker: non è necessaria alcuna autorizzazione previa per l'acquisto, in un altro Stato membro, di prodotti o dispositivi medici dietro presentazione di ricetta medica

Un paziente può ottenere la ricetta medica relativa a medicinali o dispositivi medici da un medico stabilito in uno Stato membro e decidere di acquistare i prodotti in una farmacia situata in un altro Stato membro (sia recandovisi fisicamente, sia procedendo ad un acquisto per corrispondenza). Ciò avveniva nel caso del sig. Decker, il quale, nel 1992, acquistava occhiali in Belgio con la prescrizione di un oculista stabilito in Lussemburgo. La cassa malattia lussemburghese ha rifiutato il rimborso degli occhiali, in quanto tale acquisto era stato effettuato all'estero senza autorizzazione previa.

La Corte di giustizia ha dichiarato che il rifiuto di rimborsare prodotti medici acquistati, senza autorizzazione previa, in un altro Stato membro costituisce un ostacolo ingiustificato alla libera circolazione delle merci, in quanto un siffatto requisito non è giustificato da motivi di sanità pubblica al fine di garantire la qualità dei prodotti medici forniti in altri Stati membri. Da allora, i pazienti possono acquistare, senza autorizzazione previa, i loro prodotti o dispositivi medici in un altro Stato membro e chiederne il rimborso alla loro cassa malattia in base alle tariffe praticate nel loro paese (28 aprile 1998, Decker, C-120/95).



INFLUENZA DELLE SENTENZE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA SULLA NORMATIVA DELL’UE IN MATERIA DI ASSISTENZA SANITARIA


Con la pronuncia delle sentenze Kohll e Decker il 28 aprile 1998 (v. pagine precedenti), la Corte di giustizia ha dato inizio ad una lunga serie di sentenze che hanno ispirato il legislatore dell'Unione nella modifica sostanziale della normativa dell'UE in materia di assistenza sanitaria.

Le sentenze Kohll e Decker hanno infatti fatto emergere che, accanto al sistema istituito dal regolamento n. 1408/71 e dal relativo regolamento di applicazione (il regolamento n. 574/72), che prevedono un meccanismo di autorizzazione previa per l'assunzione dell'onere di cure mediche programmate in un altro Stato membro in base alle tariffe praticate da quest'ultimo, le libertà fondamentali sancite dai trattati (la libertà di prestazione dei servizi nella causa Kohll e la libertà di circolazione delle merci nella causa Decker) possono essere fatte valere al fine di ottenere, senza autorizzazione previa da parte dell'ente previdenziale, la presa a carico di cure ambulatoriali o di acquisti di prodotti medici in un altro Stato membro in base alle tariffe praticate dal paese del paziente.

Con la sua giurisprudenza, la Corte di giustizia ha quindi progressivamente contribuito alla definizione dei criteri da prendere in considerazione al fine di garantre i diritti dei cittadini in tale settore. Questa giurisprudenza è peraltro stata codificata dal legislatore dell'Unione tramite l'adozione dei regolamenti nn. 883/04 e 987/09 e della direttiva 2011/24, che offrono oggi ai cittadini norme dettagliate sull'assunzione dell'onere relativo a cure e acquisti medici in un altro Stato membro.

GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA SUL REGOLAMENTO DEL 1971 (CODIFICATA NEI REGOLAMENTI DEL 2004 E DEL 2009)





In seguito alle sentenze Kohll e Decker, la Corte di giustizia ha avuto l'occasione di interpretare il regolamento del 1971 più volte e, in particolare, in due settori principali: le cure ospedaliere programmate e le cure ospedaliere non programmate.

Cure ospedaliere programmate

Qualora l'autorizzazione necessaria per un ricovero programmato in un altro Stato membro sia stata negata ingiustamente e, per una qualsiasi ragione, sia concessa successivamente a tale ricovero, il paziente ha diritto al rimborso delle spese sostenute secondo le modalità che si sarebbero applicate se l'autorizzazione fosse stata concessa per tempo (12 luglio 2001, Vanbraekel e a., C-368/98).
Per poter rifiutare ad un paziente l'autorizzazione a farsi ricoverare all'estero sulla base del rilievo che egli potrebbe farsi curare, dopo un certo tempo di attesa, in un ospedale del proprio paese, le autorità nazionali devono assicurare che tale tempo di attesa non ecceda il tempo accettabile sotto il profilo medico, tenuto conto dello stato di salute e dei bisogni clinici del paziente (16 maggio 2006, Watts, C-372/04). Inoltre, l'autorizzazione previa non può essere negata qualora una mancanza di materiali medici di prima necessità impedisca al paziente di ricevere le cure ospedaliere nel proprio paese in tempi ragionevoli (9 ottobre 2014, Petru, C-268/13).

Per contro, l'autorizzazione previa può essere negata se le prestazioni mediche fornite all'estero non sono rimborsabili da parte del sistema previdenziale del paziente. Tuttavia, se la metodologia di trattamento applicata all'estero corrisponde a prestazioni rimborsate nello Stato membro del paziente, l'autorizzazione previa non può essere negata adducendo che tale metodologia non è praticata in tale Stato membro (5 ottobre 2010, Elchinov, C-173/09).
Qualora un paziente abbia ottenuto l'autorizzazione a farsi curare in un ospedale di un altro Stato membro e sostenga una parte delle spese di ricovero, egli può chiedere alla propria cassa malattia il rimborso di tutte o di una parte di tali spese in funzione del costo del trattamento equivalente nel suo paese (16 maggio 2006, Watts, C-372/04).

Cure ospedaliere non programmate

Il regolamento del 1971, sostituito dal regolamento n. 883/04, prevede che il lavoratore subordinato o autonomo il cui stato di salute necessiti di cure mediche immediate durante la dimora in un altro Stato membro (cure mediche urgenti) ha diritto alla presa a carico di tali cure da parte della sua cassa malattia, senza l'autorizzazione previa di quest'ultima, in base alle tariffe praticate nel paese del trattamento.

Qualora un pensionato si rechi in viaggio in un altro Stato membro e vi debba essere ricoverato d'urgenza, la sua cassa malattia non può subordinare la presa a carico delle spese mediche ad un'autorizzazione previa, né alla condizione che la malattia di cui soffre tale persona si sia manifestata in modo improvviso, anche se tale condizione è applicabile ai lavoratori subordinati e autonomi. La differenza di trattamento fra pensionati e lavoratori si spiega con la volontà del legislatore dell'Unione di favorire la mobilità effettiva dei pensionati tenendo conto della loro vulnerabilità e dipendenza maggiori per quanto riguarda la salute (25 febbraio 2003, IKA, C-326/00).
Peraltro, qualora una persona munita di autorizzazione previa riceva cure in un altro Stato membro e i medici di tale Stato decidano di trasferirla, per ragioni mediche urgenti, in un ospedale situato in uno Stato che non fa parte dell'UE (la Svizzera, ad esempio), il paziente può continuare a beneficiare della presa a carico delle spese mediche. La cassa malattia del paziente deve infatti prestare fiducia ai medici dello Stato membro di cura, che si trovano in una situazione più favorevole per valutare quali siano le cure necessarie al paziente (12 aprile 2005, Keller, C-145/03).

Infine, qualora siano dispensate cure ospedaliere urgenti durante un viaggio in un altro Stato membro, la cassa malattia del paziente può negare il rimborso delle spese che, nello Stato di cura, sono poste a carico dei pazienti (come, ad esempio, il ticket moderatore) (15 giugno 2010, Commissione/Spagna, C-211/08).

GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA A TITOLO DELLA LIBERA PRESTAZIONE DEI SERVIZI (CODIFICATA NELLA DIRETTIVA
DEL 2011)




n seguito alla sentenza Kohll del 1998, la Corte di giustizia ha chiarito la propria giurisprudenza relativa al caso in cui una persona decida di farsi curare in un altro Stato membro non sulla base del regolamento del 1971, bensì a titolo della libera prestazione dei servizi. Tali chiarimenti riguardano unicamente le cure mediche (ambulatoriali o ospedaliere) programmate e non le cure mediche urgenti (cure impreviste).

Cure ambulatoriali programmate a carattere non ospedaliero

In linea con la sentenza Kohll, la Corte di giustizia ha considerato che un'autorizzazione previa non era necessaria per le cure ambulatoriali non ospedaliere dispensate in un altro Stato membro da parte di prestatori non convenzionati (13 maggio 2003, Müller-Fauré e Van Riet, C-385/99). Peraltro, gli Stati membri non possono subordinare la presa a carico delle spese relative ad una cura termale all'estero alla condizione che le prospettive di successo di detta cura siano in tale luogo nettamente maggiori. (18 marzo 2004, Leichtle, C-8/02).
Gli Stati membri devono inoltre prevedere nella loro normativa nazionale la possibilità, per gli assicurati, di ottenere il rimborso delle spese relative ad analisi ed esami di laboratorio effettuati in un altro Stato membro (27 gennaio 2011, Commissione/Lussemburgo, C-490/09). Ancora, gli Stati membri non possono limitare la presa a carico delle cure ambulatoriali fornite all'estero al solo caso eccezionale in cui il sistema sanitario nazionale non disponga dei mezzi per trattare il paziente iscritto a tale sistema (27 ottobre 2011, Commissione/Portogallo, C-255/09).

La Corte di giustizia ha tuttavia ammesso che gli Stati membri possano subordinare ad un'autorizzazione previa il rimborso delle cure ambulatoriali effettuate in un altro Stato membro, qualora tali cure richiedano l'utilizzo di apparecchiature mediche pesanti (IRM, TEP-SCAN, ad esempio). Infatti, tenuto conto del loro carattere particolarmente oneroso, siffatte apparecchiature mediche devono, proprio come i servizi ospedalieri, poter essere oggetto di una politica di pianificazione onde garantire, sull'intero territorio nazionale, un'offerta di cure razionalizzata, stabile, equilibrata ed accessibile, nonché evitare sprechi di risorse finanziarie, tecniche ed umane. Il requisito della previa autorizzazione per tale tipo di cure costituisce quindi una restrizione giustificata alla libera prestazione dei servizi (5 ottobre 2010, Commissione/Francia, C-512/08).

Cure ospedaliere programmate

La Corte di giustizia ha dichiarato che, contrariamente alle cure ambulatoriali non ospedaliere (v. pagina precedente), il requisito della previa autorizzazione per le cure ospedaliere può trovare giustificazione nella necessità di assicurare un accesso sufficiente e permanente ad una gamma equilibrata di cure ospedaliere di qualità nello Stato membro in questione, di garantire un controllo dei costi ed evitare lo spreco di risorse finanziarie, tecniche ed umane. Al contempo, la Corte ha indicato che le condizioni per ottenere una siffatta autorizzazione previa devono essere giustificate, non discriminatorie e proporzionate (12 luglio 2001, Smits e Peerboms, C-157/99). Ne consegue che, nel caso di cure ospedaliere programmate, un'autorizzazione previa è sempre richiesta, che si tratti di ottenere la loro presa a carico in base alle tariffe praticate nel paese di cura (regolamenti del 2004 e del 2009) o in base alle tariffe praticate nel paese del paziente (direttiva del 2011).

L'autorizzazione previa può essere negata se esiste, nel paese del paziente, un trattamento identico o tale da presentare lo stesso grado di efficacia di quello previsto all'estero e se tale trattamento può essere dispensato tempestivamente nel paese del paziente. Al riguardo, le autorità nazionali devono prendere in considerazione il quadro clinico del paziente, i suoi antecedenti, l'evoluzione probabile della malattia nonché il grado del dolore o la natura dell'infermità (13 maggio 2003, Müller-Fauré e Van Riet, C-385/99).
Uno Stato membro non può limitare il rimborso delle spese di ricovero soltanto a talune categorie di persone (bambini, ad esempio), né limitarlo in funzione del carattere pubblico o privato dell'ospedale che fornisce le cure. Un'esclusione così ampia del rimborso delle spese di ricovero sarebbe infatti contraria al diritto dell'Unione, in quanto scoraggerebbe, o addirittura ostacolerebbe, i pazienti dal farsi ricoverare in altri Stati membri (19 aprile 2007, Stamatelaki, C-444/05).

Infine, se, per il trattamento ospedaliero di cui trattasi, le tariffe in vigore nel paese di cura sono inferiori a quelle che sono in vigore nel paese del paziente, quest'ultimo ha diritto ad un rimborso complementare corrispondente alla differenza fra tali due tariffe («integrazione differenziale») (12 luglio 2001, Vanbraekel e a., C-368/98).





RIMBORSO DELLE SPESE DI TRSFERIMENTO E DI ALLOGGIO



Quando un paziente si reca in un altro Stato membro per ricevere cure si espone inevitabilmente a spese di trasferimento e a spese di alloggio. Si è pertanto posta la questione se la cassa malattia del paziente debba rimborsare anche dette spese.

Un paziente che è autorizzato dalla propria cassa malattia a recarsi in un altro Stato membro per ricevere cure nell'ambito del regolamento del 1971 (o dei regolamenti del 2004 e del 2009) non può esigere il rimborso delle sue spese di trasferimento né, in caso di cure ambulatoriali, delle sue spese di alloggio. In caso di cure ospedaliere programmate, le spese di soggiorno e di vitto saranno invece rimborsate. L'obbligo di rimborso riguarda infatti esclusivamente le spese connesse alle cure sanitarie ottenute dal paziente nello Stato membro di cura (15 giugno 2006, Herrera, C-466/04).
Ciò vale anche quando l'autorizzazione è concessa a titolo della libera prestazione dei servizi (direttiva del 2011). Tuttavia, se le spese di trasferimento e di alloggio sono prese a carico dalla cassa malattia del paziente per trattamenti forniti sul territorio nazionale, tali spese devono essere rimborsate laddove il paziente si faccia curare in un altro Stato membro (16 maggio 2006, Watts, C-372/04).

In ogni caso (sia a titolo dei regolamenti che della direttiva), gli Stati membri sono liberi, se lo desiderano, di rimborsare le spese di trasferimento e di alloggio.

ACQUISTO PER CORRISPONDENZA DI PRODOTTI O DISPOSITIVI MEDICI



In seguito alla sentenza Decker del 1998, la Corte di giustizia ha avuto occasione di chiarire la propria giurisprudenza, in particolare nel settore degli acquisti di prodotti e dispositivi medici effettuati per corrispondenza.

Uno Stato membro non può vietare la vendita per corrispondenza di medicinali autorizzati sul proprio mercato e non soggetti a prescrizione medica. Per contro, un divieto nazionale di vendita per corrispondenza di medicinali soggetti a prescrizione medica può essere giustificato. Permettere la consegna di tali medicinali per corrispondenza e senza controllo potrebbe infatti aumentare il rischio che prescrizioni mediche vengano usate in modo abusivo o scorretto. Peraltro, la possibilità che l'etichettatura del medicinale si presenti in un'altra lingua può avere conseguenze più nefaste nel caso di medicinali soggetti a prescrizione medica (11 dicembre 2003, Deutscher Apothekerverband, C-322/01).
Infine, uno Stato membro non può fissare prezzi uniformi per i medicinali soggetti a prescrizione medica, in quanto la fissazione di siffatti prezzi potrebbe ostacolare l'accesso al mercato delle farmacie straniere e delle farmacie per corrispondenza (19 ottobre 2016, Deutsche Parkinson Vereinigung, C-148/15).

PER SAPERNE DI PIÚ
Per rispondere alle questioni pratiche delle persone che desiderano ricevere cure
in uno Stato membro diverso dal loro, sono stati istituiti, in ciascuno Stato membro,
«punti di contatto nazionali» dedicati alla normativa dell'Unione in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera. L'elenco aggiornato di tali punti di contatto nazionali può essere consultato su Internet al seguente indirizzo: https://ec.europa. eu/health/sites/health/files/cross_border_care/docs/cbhc_ncp_en.pdf