• Mer. Feb 28th, 2024

CONF. IR

Confederation of International Research and Administration Officials

Rilascio tessera Sanitaria: Non lasciamo soli i colleghi di Parma, Firenze e Torino. Issuing health cards: Let’s not leave our colleagues in Parma, Florence and Turin alone.

Un problema serio che tocca tutti gli statutari delle Istituzioni europee residenti in Italia. Conf.Ir ritiene fondamentale la collaborazione, (con azioni concrete) con tutti i sindacati, le associazioni e i politici sia locali che nazionali. This is a serious problem that affects all those working in the European Institutions living and working in Italy. Conf. Ir believes that cooperation (with concrete actions) with all trade unions, associations, and politicians, both local and national, is essential.

Delegati Conf. Ir a Parma, sede EFSA.


Appello di delegati Conf.Ir, dal canale Tele Parma, ai politici emiliani affinché si uniscano a Piemonte e Lombardia sulla concessione della tessera sanitaria agli statutariAppeal from Conf.Ir delegates, from Tele Parma channel, to Emilian politicians to join Piedmont and Lombardy in granting health cards to employees.

Intervista al Presidente Conf.Ir M. Gemelli.Interview with Conf.Ir President M. Gemelli.
Giornalista :
Buongiorno, Arch. Marco Gemelli.
Grazie per essere qui oggi, con noi e con il personale dell’ EFSA, per discutere delle possibili soluzioni a questo problema che sta preoccupando i dipendenti dell’Unione Europea residenti in Italia . Cominciamo con una panoramica generale del sistema sanitario a cui i dipendenti dell’UE possono accedere. Quali sono le principali coperture sanitarie di cui godono?

Marco Gemelli:
Certamente. I dipendenti dell’Unione Europea residenti in Italia possono beneficiare di due tipi di copertura sanitaria. La prima è il Joint Sickness Insurance Scheme (JSIS), un sistema assicurativo a rimborso parziale delle spese mediche. Tuttavia, questa copertura assicurativa presenta delle limitazioni e dei massimali che possono risultare penalizzanti per i casi di gravi patologie o interventi complessi. La seconda, come confermato dalle mozioni di regione Lombardia e Piemonte, è il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano, che offre una tutela sanitaria completa basata sui principi di universalità, uguaglianza ed equità.

Giornalista :
Può spiegarci le incongruenze che sorgono quando si considera il sistema JSIS rispetto al SSN italiano?

Marco Gemelli:
Certamente. L’incongruenza principale riguarda la differenza di copertura tra il sistema JSIS e il SSN italiano. I dipendenti dell’UE che usufruiscono del sistema JSIS hanno una copertura limitata e inadeguata (in alcuni casi) rispetto a quella garantita costituzionalmente a tutti gli altri cittadini italiani e europei residenti in Italia.
Questo crea una disparità di tutela sanitaria tra i dipendenti dell’UE e gli altri cittadini che va, a nostro avviso, contro il principio di inviolabilità del diritto sancito dalla Costituzione italiana. Il caso recente piu’ emblematico riguarda le vaccinazioni Covid. Molti colleghi a cui era stata ritirata la tessera non riuscivano a vaccinarsi.

Giornalista :
Quale ruolo svolge il SSN italiano nella tutela della salute dei dipendenti dell’UE e quali sono i limiti dell’ assicurazione JSIS?

Marco Gemelli:
Il SSN italiano svolge un ruolo fondamentale nella tutela della salute dei dipendenti dell’UE che risiedono in Italia. Senza il SSN, questi dipendenti a quanto ci risulta, non avrebbero accesso a interventi chirurgici di particolare gravità e ad altre prestazioni mediche salvavita.
È importante sottolineare che le previsioni di un regolamento comunitario non possono prevalere sui diritti costituzionalmente garantiti. Pertanto, quando il sistema JSIS esclude prestazioni che invece sono garantite ai cittadini italiani dal SSN, queste prestazioni dovrebbero essere assicurate dallo stesso SSN.

Giornalista :
Ci sono anche altre discriminazioni che emergono da questa situazione?

Marco Gemelli:
Assolutamente si. Questa situazione crea discriminazioni su diversi livelli, verso i cittadini italiani e stranieri residenti in Italia che, solo perché dipendenti dell’UE, sono privati dei diritti costituzionali e hanno una minore tutela sanitaria rispetto agli altri cittadini. (ad esempio vaccinazione covid citata in precedenza)
Inoltre, si crea una discriminazione verso i cittadini di altri Stati UE, non residenti in Italia, che usufruiscono sia del JSIS che del sistema sanitario nazionale dei loro paesi di origine senza alcuna restrizione legata al loro impiego. Questa disparità di trattamento va, a nostro avviso, contro i principi di uguaglianza ed equità.

Giornalista :
Quali altre considerazioni vorrebbe fare su questo argomento?

Marco Gemelli:
Oltre alle considerazioni già espresse, è importante sottolineare che il sistema JSIS dovrebbe essere integrato con il sistema sanitario nazionale italiano permettendo l’utilizzo, qualora fosse ritenuto utile, della normale tessera sanitaria, come inizialmente previsto. Comprendiamo che per il PMO, forse ci sarebbe un supplemento di lavoro , ma riteniamo che il sistema possa funzionare solo se si investe nella prevenzione, prima che sulle cure. Anche sul tema dei tagli alla prevenzione, imposti ultimamente agli statutari UE , dovremmo aprire un’ampia discussione ma non in questa sede..
Siamo inoltre fermamente convinti che sia fondamentale coinvolgere le organizzazioni sindacali nel processo decisionale e garantire una comunicazione e una trasparenza adeguata con il personale. Cosa purtroppo non avvenuta nel concreto!
Si figuri, che in certi incontri con il personale, l’amministrazione ha chiesto di accettare un nuovo regolamento senza mostrare neppure il documento stesso. Asserendo che tale documento fosse confidenziale e chiedendo ai colleghi un “atto di fede”. Crediamo che questo comportamento si commenti da solo.
Concludendo, consideriamo essenziale mantenere la continuità della copertura sanitaria, al fine di garantire la loro tutela e preservare la credibilità delle stesse Istituzioni. Non dovranno piu’ succedere casi in cui, ad esempio, pensionati che in passato si sono visti ritirare la tessera hanno perso tutto il loro storico medico.

Giornalista :
Grazie, Arch. Marco Gemelli, per le tue preziose considerazioni su questo argomento complesso.

Marco Gemelli:
 Grazie a voi e a tutti gli amici di molti sindacati e di associazioni che con il loro prezioso aiuto ci permettono di essere efficaci nella ricerca di una soluzione condivisa in primis dagli interessati ma che tenga conto anche delle complessità che i responsabili delle Istituzioni europee devo affrontare. Spero di rivederla presto con qualche buona notizia in piu’.
Reporter:
Good morning, Arch. Marco Gemelli. Thank you for being here today with us and the EFSA staff to discuss possible solutions to this issue that concerns EU employees living in Italy.
Let’s begin with a general overview of the healthcare system that EU employees can access. What are the main health coverage options available to them?

Marco Gemelli:
Of course. EU workers living in Italy can benefit from two types of health insurance.
The first is the Joint Sickness Insurance Scheme (JSIS), which provides partial reimbursement of medical expenses. It’s important to note, however, that this coverage has limitations and ceilings that can be disadvantageous in the case of serious illnesses or complex medical procedures.
The second option, as confirmed by the requests from the regions of Lombardy and Piedmont, is the Italian National Health Service (SSN).
This service provides comprehensive health protection based on the principles of universality, equality and equity.

Reporter:
Can you explain the incongruousness that arise when looking at the JSIS system compared to the Italian SSN?

Marco Gemelli:
Of course. The main incongruousness concerns the difference in coverage between the JSIS system and the Italian SSN. EU staff using the JSIS system have limited and (in some cases) inadequate coverage compared to that constitutionally guaranteed to all other Italian and European citizens residing in Italy. This creates an inequality of health protection between EU staff and other citizens, which we believe violates the principle of inviolability of the right enshrined in the Italian Constitution. The most emblematic recent case concerns Covid vaccinations. Many colleagues whose cards have been withdrawn have been unable to get vaccinated.

Reporter:
What is the role of the Italian SSN in protecting the health of EU workers and what are the limits of the JSIS insurance?

Marco Gemelli:
The Italian SSN plays a key role in protecting the health of EU workers residing in Italy. Without the SSN, these workers would not have access to major surgery and other essential medical services. It is important to note that the provisions of an EU regulation cannot override constitutional rights. Therefore, if the JSIS excludes services that are instead guaranteed to Italian citizens by the SSN, these services must be provided by the SSN itself.

Reporter:
Is this situation also discriminatory?

Marco Gemelli:

Absolutely. This situation leads to discrimination on several levels, against Italian and foreign citizens resident in Italy who, simply because they are EU workers, are deprived of their constitutional rights and have less health protection than other citizens. (There is also discrimination against citizens of other EU countries who are not resident in Italy and who benefit from both the JSIS and the national health system of their country of origin, without any restriction related to their employment. This unequal treatment is, in our opinion, contrary to the principles of equality and fairness.

Reporter:

What other thoughts do you have on this subject?

Marco Gemelli:
In addition to the considerations already expressed, it is important to emphasise that the JSIS system should be integrated into the Italian national health system by allowing the use of the normal health card, if this is deemed useful, as originally planned. We understand that there might be an additional workload for the PMO, but we believe that the system can only work if we invest in prevention before we invest in treatment. We should also have a full debate about cuts to prevention, lately introduced against UE Officials, but not now.
We also strongly believe that it is essential to involve trade unions in the decision-making process and to ensure adequate communication and transparency with staff. Unfortunately, this did not happen in practice!
Imagine that, in certain meetings with the staff, the administration demanded acceptance of a new regulation without even showing the document itself. They claimed it was confidential and asked colleagues to take an ‘act of faith’. We believe that this behaviour is self-explanatory.
Finally, we believe that it is essential to maintain the continuity of health care in order to ensure its protection and the credibility of the institutions themselves. There should be no more cases where, for example, pensioners who have had their cards withdrawn in the past have lost their entire medical history.

Reporter:

Thank you, Arch. Marco Gemelli, for your valuable reflections on this complex subject.

Marco Gemelli:
Thanks to you and to all the friends from many unions and associations who, with their invaluable help, enable us to be effective in the search for a solution that is shared first and foremost by those concerned, but which also takes into account the complexities that those in charge of the European institutions have to deal with.
I hope to see you soon with some more good news.

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