Il confronto tra il Direttore generale Bernard Magenhann e la Vicedirettrice generale Maive Rute
Il futuro del JRC tra riforma della Commissione, competitività e nuove priorità
Il confronto tra il Direttore generale Bernard Magenhann e la Vicedirettrice generale Maive Rute indica una fase decisiva per il Joint Research Centre: riforma dell’amministrazione, nuovo bilancio europeo, intelligenza artificiale, standardizzazione, nucleare e ruolo della scienza nella costruzione delle politiche UE.
Nel corso di un ampio dialogo con il personale, Bernard Magenhann, Direttore generale del Joint Research Centre (JRC), e Maive Rute, Vicedirettrice generale, hanno delineato le principali sfide che attendono il JRC nei prossimi mesi. Il quadro che emerge è quello di un’organizzazione chiamata non soltanto ad adattarsi ai cambiamenti della Commissione europea, ma anche a rafforzare la propria capacità di incidere sulle decisioni politiche fin dalle loro prime fasi.
Per CONF FIR, il confronto contiene indicazioni importanti e diverse opportunità, ma apre anche domande precise sul futuro del personale, sull’assegnazione delle risorse, sui carichi di lavoro, sulle competenze e sull’equilibrio tra le diverse sedi e attività del JRC.
La riforma della Commissione: le prossime tappe
Maive Rute ha richiamato tre passaggi destinati ad alimentare il processo di riforma dell’organizzazione e del personale della Commissione:
- la presentazione degli esiti del cluster “People and Culture”;
- il rapporto del gruppo di alto livello guidato da Catherine Day, atteso nel mese di ottobre;
- gli ulteriori contributi provenienti dalle attività di benchmarking e dalle altre consultazioni in corso.
Sulla base di questi elementi, Piotr Serafin, Commissario europeo per il Bilancio, la lotta antifrode e la pubblica amministrazione, dovrebbe presentare delle proposte al Collegio entro la fine dell’anno. Soltanto successivamente sarà possibile conoscere il contenuto effettivo delle riforme e le decisioni assunte dalla Commissione.
È quindi essenziale distinguere tra riflessioni, proposte e decisioni: dal confronto non emerge una riforma già approvata, ma un percorso in corso che potrebbe avere conseguenze significative sull’organizzazione della Commissione e del JRC.
Un JRC coinvolto fin dall’inizio delle politiche europee
Uno dei messaggi più netti riguarda il ruolo futuro del JRC. Bernard Magenhann ha sottolineato che il Centro non dovrebbe diventare un semplice esecutore al quale le Direzioni generali affidano, a valle e con tempi molto stretti, la preparazione delle valutazioni d’impatto.
Il JRC deve partecipare fin dal primo giorno alla definizione dell’orientamento di una nuova politica, portando sul tavolo lo stato delle conoscenze scientifiche, i dati, i modelli e le possibili conseguenze delle diverse opzioni.
Questo approccio consentirebbe al JRC di essere un vero partner scientifico e strategico delle Direzioni generali, capace di contribuire alla formulazione delle politiche, e non soltanto un fornitore tardivo di analisi tecniche. In questa prospettiva potrebbero essere utilizzati maggiormente i laboratori di policy, le competenze scientifiche presenti nelle unità e strumenti di intelligenza artificiale impiegati in modo sicuro.
Maive Rute ha condiviso questa impostazione e ha richiamato la necessità di vigilare affinché sul JRC non vengano progressivamente trasferite attività amministrative, segretariati o sviluppi ordinari di portali che rischierebbero di assorbire tempo e risorse scientifiche. Le capacità del personale devono essere concentrate sulle priorità ad alto valore aggiunto e sulla scienza necessaria alle politiche europee.
Horizon Europe e Fondo europeo per la competitività
Il dialogo ha dedicato particolare attenzione al futuro ruolo del JRC in Horizon Europe e nel nuovo Fondo europeo per la competitività. Secondo Maive Rute, i servizi della Commissione riconoscono già al JRC la capacità di individuare le lacune nella base di conoscenze, valutare le tecnologie disponibili e fornire elementi utili per decidere in quali settori l’Europa debba investire.
Il Fondo europeo per la competitività dovrebbe riunire diversi strumenti esistenti e sostenere quattro grandi aree: transizione pulita e decarbonizzazione industriale; salute, biotecnologie, agricoltura e bioeconomia; leadership digitale; resilienza, sicurezza, difesa e spazio. Il JRC potrebbe contribuire collegando la valutazione delle tecnologie emergenti con l’analisi delle tecnologie più mature, della competitività, delle politiche industriali e degli effetti territoriali.
Cambieranno anche gli strumenti finanziari. Accanto alle sovvenzioni assumeranno maggiore importanza prestiti, garanzie, partecipazioni e altri meccanismi destinati a mobilitare investimenti pubblici e privati. Per il JRC ciò significa che le analisi scientifiche dovranno tenere conto non soltanto della qualità tecnologica dei progetti, ma anche delle modalità con cui le politiche europee verranno finanziate e attuate.
La collaborazione con DG GROW e la sicurezza delle catene di approvvigionamento
Rispondendo a una domanda sull’esperienza maturata in DG GROW, Maive Rute ha valorizzato il contributo del JRC al lavoro del Chief Economist e alle reti di analisi economica della Commissione. Il sostegno del JRC alla modellizzazione microeconomica e alla business intelligence ha acquisito crescente rilevanza durante la pandemia, con la guerra in Ucraina e nelle successive crisi che hanno messo sotto pressione le catene di approvvigionamento.
Le analisi sulle vulnerabilità, sui colli di bottiglia e sulle dipendenze strategiche possono essere utilizzate direttamente nel lavoro politico della Commissione. È un esempio concreto di come la ricerca del JRC possa trasformarsi rapidamente in evidenze utili per proteggere la competitività e la resilienza europea.
Clima, industria e crescita: superare le analisi separate
Un altro punto centrale riguarda la necessità di collegare meglio i modelli climatici, la decarbonizzazione dell’industria, la crescita economica e la ricostruzione della capacità produttiva europea. L’Unione deve ridurre rapidamente le emissioni, ma allo stesso tempo vuole rafforzare la propria base industriale e limitare le dipendenze esterne.
Questi obiettivi possono generare compromessi e tensioni che non devono essere analizzati separatamente. Il JRC è chiamato a integrare maggiormente modelli, discipline e competenze, anche attraverso un uso responsabile dell’intelligenza artificiale, per offrire ai decisori una visione più completa delle conseguenze economiche, sociali, industriali e ambientali delle diverse scelte.
Standardizzazione, digitale, IA e sistemi automatizzati
La standardizzazione è stata indicata come un’attività importante ma oggi molto distribuita all’interno del JRC. La Commissione sta rafforzando l’indirizzo politico europeo nella definizione degli standard, pur mantenendo un ruolo centrale per le imprese e gli organismi tecnici.
Per il JRC si pone quindi una doppia esigenza: individuare i settori nei quali il contributo scientifico è realmente strategico e migliorare il coordinamento tra unità, colleghi e Direzioni generali responsabili delle politiche. Le aree digitali, l’intelligenza artificiale, la robotica e i sistemi automatizzati sono considerate particolarmente sensibili, anche perché l’Europa deve colmare il divario competitivo rispetto agli Stati Uniti e alla Cina e rafforzare la propria sovranità tecnologica.
Bilancio europeo e priorità: opportunità e pressioni
Il futuro Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea resta oggetto di un negoziato difficile. Diversi Stati membri chiedono riduzioni del bilancio, mentre prosegue il confronto sulla proposta della Commissione. L’esito avrà conseguenze dirette sulla capacità di finanziare le nuove priorità e potrà imporre scelte ancora più selettive.
Per il JRC, il Fondo europeo per la competitività rappresenta una possibile opportunità aggiuntiva, ma la necessità di definire priorità più rigorose richiederà decisioni trasparenti: su quali attività investire, quali competenze rafforzare, quali progetti mantenere e quali risorse attribuire alle unità e alle diverse sedi.
Una direzione più orizzontale
Magenhann e Rute hanno descritto un modello di collaborazione nel quale Direttore generale e Vicedirettrice generale operano come una squadra integrata, con una conoscenza trasversale dei principali dossier. I progetti potranno essere distribuiti, ma l’obiettivo è garantire continuità e capacità di sostituzione, evitando una frammentazione rigida delle responsabilità.
Le strutture già esistenti — tra cui il gruppo dei direttori di sito e il coordinamento nucleare — dovrebbero proseguire. I direttori manterranno la responsabilità operativa delle rispettive direzioni, mentre la direzione generale cercherà di collegare maggiormente portafogli, temi e sedi. Maive Rute ha inoltre annunciato l’intenzione di visitare i siti del JRC.
Il futuro delle attività nucleari
La componente nucleare resta parte essenziale dell’identità e delle responsabilità del JRC. Nel dialogo sono stati riconosciuti i progressi organizzativi compiuti, con strutture, responsabilità e risorse più chiaramente dedicate anche alle attività di decommissioning.
Restano tuttavia aperte questioni strategiche: le priorità future della ricerca nucleare, l’organizzazione dei laboratori tra le diverse sedi, il sostegno agli Stati membri nella dismissione degli impianti e lo sviluppo di attività più orientate alle tecnologie e ai bisogni futuri. Queste scelte dovranno entrare nel prossimo programma di lavoro del JRC e richiederanno competenze professionali stabili, investimenti e una visione di lungo periodo.
La posizione di CONF FIR: innovazione sì, ma con il personale
CONF FIR considera positiva l’ambizione di rafforzare il JRC come partner scientifico della Commissione e di coinvolgerlo più precocemente nella preparazione delle politiche. È altrettanto condivisibile la volontà di proteggere le risorse scientifiche da compiti amministrativi impropri o privi di reale valore aggiunto.
Tuttavia, una trasformazione di questa portata non può essere valutata soltanto attraverso organigrammi, portafogli e priorità politiche. Deve essere accompagnata da un’analisi concreta degli effetti sul personale. Per questo CONF FIR chiede:
- informazione tempestiva e trasparente prima di ogni decisione organizzativa;
- dialogo sociale effettivo con i rappresentanti del personale e le organizzazioni sindacali;
- una valutazione preventiva degli effetti su posti di lavoro, carriere, mobilità, mansioni e carichi di lavoro;
- risorse adeguate per le nuove responsabilità, evitando che ulteriori compiti vengano affidati alle unità senza personale e mezzi sufficienti;
- un piano credibile per la formazione e la valorizzazione delle competenze, comprese quelle tecniche, amministrative, digitali e scientifiche;
- la tutela dell’equilibrio tra le sedi del JRC e il riconoscimento del contributo strategico del sito di Ispra e delle attività nucleari e non nucleari;
- criteri chiari e verificabili per stabilire le priorità e per decidere quali attività debbano essere sviluppate, trasformate o eventualmente ridotte.
Un passaggio da seguire con grande attenzione
Il confronto tra Bernard Magenhann e Maive Rute presenta un JRC che vuole collocarsi più vicino al centro delle decisioni europee. È una prospettiva che può rafforzare il valore del lavoro svolto dal personale e l’influenza scientifica del Centro, ma che comporta anche responsabilità nuove e scelte difficili.
CONF FIR seguirà con attenzione il rapporto atteso in ottobre, le proposte che il Commissario Piotr Serafin presenterà al Collegio e le conseguenti decisioni. Ogni cambiamento dovrà essere discusso con chiarezza, sostenuto da risorse adeguate e realizzato salvaguardando i diritti, le competenze e le prospettive professionali del personale.
Il futuro del JRC non dipenderà soltanto dalle strutture e dai nuovi strumenti finanziari. Dipenderà soprattutto dalla capacità di coinvolgere le donne e gli uomini che ogni giorno trasformano la conoscenza scientifica in un servizio concreto per l’Europa.
Nota redazionale: .
