Il risultato delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt rappresenta un segnale che l’Europa non può sottovalutare. L’AfD ha ottenuto circa il 45% dei consensi, più che raddoppiando il proprio risultato rispetto al 2021 e distanziando nettamente tutti gli altri partiti.

Un dato da leggere correttamente Si è trattato di un voto regionale, non di un’elezione nazionale. La sua portata politica, tuttavia, supera i confini della Sassonia-Anhalt: il risultato colpisce direttamente la CDU del cancelliere Friedrich Merz e mostra la profondità della sfiducia verso i partiti tradizionali, soprattutto nella Germania orientale.

L’allarme di Romano Prodi

In un’intervista pubblicata l’8 settembre 2026 da la Repubblica, Romano Prodi, presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004, ha definito il risultato dell’AfD un fatto di «dimensioni colossali».

«Un fatto di dimensioni colossali» Romano Prodi, intervista a la Repubblica, 8 settembre 2026

Secondo Prodi, la gravità non dipende soltanto dalla percentuale ottenuta dall’AfD. Il dato più preoccupante è che questa affermazione fosse largamente prevista e che, nonostante ciò, il sistema politico tedesco ed europeo non sia riuscito a costruire una risposta efficace.

L’ex presidente della Commissione colloca il voto tedesco all’interno di una tendenza internazionale più ampia: la crescita dell’autoritarismo, l’indebolimento delle democrazie liberali e l’interesse delle grandi potenze ad avere di fronte un’Europa divisa e incapace di decidere.

Nella sua analisi, la debolezza dell’Unione non viene prodotta soltanto dalle pressioni esterne. Sono anche gli stessi governi nazionali a impedirle di agire con la necessaria rapidità, continuando a difendere il diritto di veto e privilegiando gli interessi nazionali immediati rispetto alla costruzione di una vera politica comune.

Prodi indica anche una possibile via d’uscita: i principali Paesi europei dovrebbero fare fronte comune e utilizzare finalmente la forza economica, politica e istituzionale dell’Unione. L’Europa possiede le risorse per svolgere un ruolo determinante nel mondo, ma continua a non trasformarle in un’autentica capacità di azione.

Una Commissione debole rende più debole tutta l’Europa

CONF-FIR condivide la necessità di affrontare questo segnale con grande serietà. La Commissione europea non è semplicemente un apparato amministrativo: è l’istituzione incaricata di rappresentare l’interesse comune europeo, garantire l’applicazione dei Trattati e trasformare le decisioni politiche in azioni concrete.

Difendere la Commissione significa quindi difenderne:

  • l’indipendenza dalle pressioni dei singoli governi;
  • la capacità di proporre e attuare politiche comuni;
  • le competenze tecniche e scientifiche maturate al suo interno;
  • la presenza e il ruolo strategico dei servizi e dei centri di ricerca, compreso il JRC;
  • il personale, la sua professionalità e la continuità delle competenze;
  • un dialogo sociale realmente capace di coinvolgere chi lavora quotidianamente nelle istituzioni.

Le riorganizzazioni, le riduzioni delle risorse, la precarizzazione del lavoro, l’esternalizzazione delle competenze e il progressivo aumento dei carichi non costituiscono solamente problemi del personale. Se non vengono governati con attenzione, rischiano di ridurre concretamente la capacità della Commissione di svolgere la propria funzione.

Un’istituzione indebolita al proprio interno sarà inevitabilmente meno autorevole anche all’esterno.

CONF-FIR ha preso contatto con Romano Prodi

Un confronto autorevole per costruire una strategia Il presidente di CONF-FIR, Marco Gemelli, ha preso contatto con Romano Prodi, comunicandogli la volontà del sindacato di fare tesoro della sua analisi per informare il personale della Commissione e contribuire alla preparazione di una strategia efficace.

L’obiettivo è poter raccogliere, se sarà disponibile, anche i consigli e l’esperienza di chi ha guidato la Commissione europea e conosce profondamente sia le sue potenzialità sia gli ostacoli che ne limitano l’azione.

Questo contatto non rappresenta un’iniziativa formale né un’adesione di Romano Prodi alle posizioni del sindacato. È l’avvio di un confronto che CONF-FIR auspica possa contribuire a individuare strumenti e proposte per difendere il ruolo della Commissione e rafforzare il progetto europeo.

Una strategia che deve partire anche dal personale

La difesa dell’Europa non può essere lasciata esclusivamente ai governi. Deve coinvolgere le istituzioni, le organizzazioni sindacali, la società civile e, soprattutto, le donne e gli uomini che lavorano ogni giorno al servizio dell’Unione.

CONF-FIR ritiene necessario costruire una strategia fondata su alcuni punti essenziali:

  1. Difendere l’indipendenza e l’autorevolezza della Commissione.
  2. Tutelare il personale e valorizzarne le competenze.
  3. Verificare attentamente gli effetti delle riorganizzazioni su funzionari, AST, agenti contrattuali e sedi decentrate.
  4. Contrastare l’indebolimento e l’esternalizzazione delle capacità interne.
  5. Rafforzare il dialogo con le organizzazioni sindacali e con i rappresentanti del personale.
  6. Spiegare ai cittadini perché una Commissione efficiente è indispensabile per proteggere diritti, lavoro, salute, sicurezza e coesione sociale.
  7. Coinvolgere personalità europee autorevoli nella costruzione di proposte concrete.

Non si tratta di difendere una struttura burocratica o interessi corporativi. Si tratta di difendere la capacità dell’Europa di decidere, proteggere i cittadini e affrontare le crisi senza dipendere dalle scelte delle altre grandi potenze.

Il risultato tedesco dimostra che il tempo a disposizione si sta riducendo. CONF-FIR vuole affrontare questa fase con responsabilità, coinvolgendo il personale e cercando il contributo di chi possiede esperienza, autorevolezza e una visione autenticamente europea.

Difendere la Commissione significa difendere l’Europa. Ma per riuscirci è necessario cominciare dalle persone che ogni giorno la fanno funzionare.